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Torneremo a splendere

Un pensiero all’improvviso. Uno sguardo che scruta un luogo improvvisamente mutato che pare aver lasciato tracce nei cuori di chi ha vissuto lì la sua gioventù. Luci e ombre. Aurora e crepuscolo. I colori splendono in una sinfonia di emozioni, le parole si fanno immagini, linee e profili rendono la piazza un luogo del cuore. Il cuore dell’artista che ricerca le tracce del passato camminando, scavando nella profondità della materia e della propria anima. Cosa è la Piazza per lui se non un Centro di gravità permanente? Il centro del sé, un intreccio di energie che richiamano alla vita e che auspicano un ritorno alla normalità. L’artista lotta, sfida la tela che ha di fronte, non si arrende alle prime difficoltà ma traccia segnali evidenti che pulsano. Osservare l’opera di Davide Romanò significa entrare in contatto con la sorgente creatrice della sua arte. Il profilo riconoscibile del campanile, unico soggetto che svetta fiammeggiante, conferisce un punto di riferimento per l’artista come una calda coperta, porto sicuro di una ricerca stilistica e intimistica senza veli. Davide è così, la sua produzione è mezzo di indagine. Incontro e scontro, gabbia che imprigiona e prigione da cui fuggire. L’età avanza, le cose cambiano ma crescere con l’arte e nell’arte porta il fiorire di nuove esperienze che mescolano i ricordi alle prospettive per il futuro. Allora lo sguardo si rasserena ma è sempre fermo e deciso a non fermarsi mai, continuando a essere artefice di sentimenti che non vogliono rimanere ancorati al fondo dell’abisso. Davide Romanò è spirito libero e in quella notte di cielo dai tasselli blu porta la sua essenza. Noi non cresciamo, in assoluto, in sintonia con lo scorrere del tempo. Cresciamo a volte in una dimensione e non in un’altra, in modo discontinuo. Cresciamo in modo parziale. Siamo relativi. Siamo maturi in un ambito, infantili in un altro. Il passato, il presente e il futuro possono mescolarsi e trascinarci indietro, avanti o bloccarci nel presente. Noi siamo composti di strati, di cellule, di costellazioni. Così la scrittrice Anais Nin trasferisce i sentimenti contrastanti del crescere ricamando parole. Allo stesso modo Davide tesse fili che costruiscono una, dieci, cento possibilità di rappresentazione e manifestazione del principio di necessità interiore di raccontarsi.

Massimiliano Porro

Premio Michele Cea

terzo classifica con SCACCO MATTO

mensione su catalogo d’arte moderna 2020

www.michelecea.com

First International Exhibition in Paris

DAVIDE ROMANO’

“E’ un’ ombra contro l’ombra naturale delle cose. Scusate se non sono quello che vi aspettavate, se non ho la giusta proporzione, il giusto colore, il giusto modo di comportarmi. Scusate il mio silenzio, il mio sguardo. Scusate, ma sono io”

Un incipit decisamente forte eppure latore di una traduzione emozionale che si inabissa nelle piu’ recondite profondita’ dell’animo per emergere, poi, attraverso il linguaggio dell’arte, secondo una grammatica complessa, che e’ riflessione e rifrazione di un umano sentire. Le parole che aprono il testo critico appartengono all’artista Davide Romano’, in mostra nella capitale francese in occasione della First International Exhibition in Paris, con quattro opere realizzate tra il 2017 e il 2018. Leggero, Abbraccio, Citta’ ingioiellata e Salvami la vita sono i titoli che si avvicendano in una sequenza narrativa che il pittore pone in essere mediante una poetica che indaga la psiche, entra nelle pieghe dell’inconscio perche’, come Egli stesso scrive ” Il tempo, in fondo, e’ un sogno”.

Cosa c’e’, dunque, di vero?

Tutto. Giacche’ ogni opera racconta qualcosa di altrimenti racchiuso in un limbo che e’ cosmogonia difficilmente esplicabile, proiezione mentale di una restituzione emotica che, nel quotidiano, decide di sostare laddove non e’ raggiungibile. Davide Romano’ ha scelto l’espressione pittorica come veicolo per raccontarsi e le sue opere, contraddistinte da cromie vivide contrapposte a segni cupi che tracciano una grafia computa sulla tela.

Romano’ sceglie di accompagnare ogni dipinto da uno scritto o una poesia che non attuano una parafrasi semantica della raffigurazione, bensi svolgono un ruolo di contraltare di matrice esistenziale; Romano’ sceglie personaggi che diventano protagonisti delle sue divagazioni immaginifiche e determinano una relazione attoriale. Le notti dipinte da Romano’ sono una metafora. Sono meraviglia che sottendono una alterita’ perturbante, un cortocircuito emozionale, ove alla solitudine della messa in scena in cui spesso i personaggi sono immersi, segue una metateatralizzazione del sentimento che empie lo spazio, sino a trasformarsi in grafismi astratti espressionisti. In ognuno dei quattro dipinti la palette cromatica e la pennellata sinuosa generano una fluidita’ che rimanda alla dimensione onirica e che vira verso una tensione profondamente catartica, come prova uno degli scritti ad essi associato. E’ il pittore a scrivere, per l’opera Abbraccio: “Tutto e’ in un abbraccio. Tutto e’ li o forse ne e’ fuori. Tutto e’ cosi, e cosi e’ perfetto.”